Di Luigi Bertino
Una curiosità e un po di memorie.
Il 600 in Val Bormida con la guerra, la peste e le streghe.
A metà della “guerra dei trent’anni”, che durò dal 1618 al 1648 e sconvolse l’Europa con ripetuti passaggi a Carcare di truppe saccheggiatrici da ogni dove arrivò la peste bubbonica.
A Carcare la peste è arrivata nel 1630
Il Manzoni ha descritto quella tragica e mai dimenticata epidemia che ha duramente colpito innanzitutto la popolazione più fragile per la carestia e le debolezze conseguenze delle guerre.
La peste bubbonica in Val Bormida arrivò nel 1630
ma colpì più duramente nel 1631. Un censimento della diocesi di Alba cui apparteneva Carcare registrava dopo la peste e le sue conseguenze 70000 membri e si suppone che prima del 1630 potessero essere più di 100000 come erano risaliti nel 1658. Potevano esserci dati più precisi, purtroppo con il passaggio di Napoleone e altro gli archivi sono andati in parte distrutti. I dati di qualche parrocchia che ha ritrovato i registri o erano state fatte annotazioni giunte fino a oggi indicano perdite minime non inferiori al 30%. La diocesi di Acqui che ha conservato i dati del 1586 con 77822 membri ne trova nel 1639. 40647 membri quindi una differenza del 47%. Carcare nei 1616 aveva 750 abitanti e nel 1649 erano scesi a 454 – 39%. Per Carcare esistono numeri discordanti, quelli che ho messo sono pubblicati in” il 600 in Valbormida La guerra, la peste e le streghe” di Leonello Oliveri, Ed.Grifl.
Hanno scritto della peste a fine ottocento
padre Ferdinando Isola su Memorie raccolte e ordinate, tip. Ricci Sv 1897 poi ripubblicato in parte dal Grifl nel 1990 circa e il Carcarese dr Gaspare Novella in “Carcare nel ‘600 tra cronaca e storia” entrambi concordano in una morìa che arrivò al 90%. Morì anche il parroco, e forse ci fu poi un errore di lettura o interpretazione dei numeri. È certo che si salvarono tutti i componenti di tre famiglie Franchione, Mallone e Pertica di cui se mi sarà concesso tempo parlerò. I tre nuclei citati abitavano in piccolle borgate e questo li ha isolati per lungo tempo del rischio del contagio. Anche a quel tempo funzionò e fu valido il distanziamento. Tanti temevano gli untori, coloro che potevano contagiare, residenti con familiari deceduti e ancor più i forestieri. Furono emanate le grida contro gli untori. Cairo posizionò cancelli chiusi e presidiati e furono bruciate in piazza le Larghero ingiustamente ritenute le streghe che avevano sparso la polverina. Quella epidemia lasciò una carestia terribile, i padri scolopi, che già avevano perso sei confratelli prodigatisi con generosità durante l’epidemia, ogni giorno preparavano i pasti per gli indigenti. I carcaresi chiesero al governatore la riduzione dei tributi, erano appoggiati dal sindaco, dal vescovo, dal notaio e dal marchese Caldera di Monesiglio. Non conosco l’esito, certamente non stanziò fondi a favore della popolazione.
A Carcare Il 24 aprile 1644 un reparto Franco- piemontese
arrivato dal Collegio e la piazza del Pozzo dopo sver superato il fiume assalirono e distrussero il castello carrettesco allora baluardo dell’impero spagnolo. Il castello si trovava in piazza Caravadossi dove ora c’è l’aiuola con la palma e il monumento alla famiglia, l’ex asilo Mallarini e il Comune.
Molte case nei due borghi rimasero vuote, abbandonate e saccheggiate anche degli infissi. Analoga sorte fu subita nelle valli e nelle Langhe fino a dopo il 1650. Mi raccontava padre Arcangelo Ferro, autore del libro memorie storiche di Sale San Giovanni e Sale Langhe, che in quegli anni di carestie lasciate dalla peste fu trovata una mamma con il figlio attaccato al seno morti, lei stava mangiando erba che aveva ancora in mano e in bocca e il figlio è morto succhiando invano. Di quella peste ne hanno scritto molti ovunque. Di Carcare e dintorni ne hanno scritto oltre ai citati sopra: don V. Scaglione, L. Chiarlone, S. Ticineto, ecc.
La peste bubbonica del 1630-1631 fu causata da una pulce parassita dei topi della quale pubblico l’immagine tratta dal libro di L. Oliveri, così l’immagine del medico paludato contro il contagio.
Una curiosità: Il Covid19 dicono sia originato da un pipistrello che qui in dialetto chiamiamo rata vuroira ossia topo/a volante, però le coincidenze!
Spero di non aver turbato nessuno, speriamo di cavarcela rispettando le regole e con un po di fortuna. Buona vita a tutti.





