Il carcarese Giorgio BRIANO e il Canto degli Italiani
Il giorno 7 u.s. ricordavo gli Scolopi e la loro azione patriottica nel contesto del Risorgimento italiano.
Un’attività che mirava all’unità d’Italia aggiungendo che Carcare è stata la culla di quell’azione.
Qui nella casa colonica posta all’interno delle mura del convento-collegio Calasanziano nel 1812 è nato Giorgio Briano di cui ho scritto in occasione del 400° del Collegio degli Scolopi.
L’articolo del 7 aprile 2024.
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L’articolo pubblicato in occasione del 400° del Collegio il 29 giugno 1921.
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Segue il testo
Nel settembre del 1847 si intuì che il re Carlo Alberto intendeva concedere le riforme democratiche auspicate, ed il 30 ottobre pomulgò le prime.
In pochi giorni in Piemonte e anche in Liguria per gratitudine furono composte un centinaio
di poesie, inni e prose, rivolte al re, in gran parte contenevano espressioni di piaggeria. Gli elaborati furono raccolti per essere stampati nel libro: “Dono Nazionale” 1847, scelta di prose e poesie di esultanza e gratitudine per le riforme accordate da S.M Carlo Alberto re di Sardegna.
Giorgio Briano allora, noto giornalista e scrittore a Torino nel novembre 1847 ha scritto l’introduzione al libro nel quale fu inserito il Canto degli Italiani che essendo stato scritto un anno prima era l’unico che non conteneva alcun riferimento al re, inoltre era l’unico a non portare in calce il nome esteso dell’autore, aveva le sole iniziali G.M.
L’incipit originale “Evviva l’Italia” era già stato cambiato da Novaro, con “Fratelli d’Italia” inoltre l’ultima strofa riferita all’Austria “Son giunchi che piegano” era stata autocensurata e sostituita dalla prima strofa originale: “Evviva l’Italia (con la variante) dal sonno s’è desta ….
Per completezza d’informazione l’originale Canto degli Italiani era già stato musicato dai compositori Nicolò Magioncalda e da Giuseppe Novella nei mesi precedenti, prima di essere portato da Borzino a Torino a casa di Valerio e consegnato a Novaro con la frase: te lo manda Mameli.
L’inno con il testo stampato per il “Dono Nazionale” che riporto sotto fu cantato e applaudito per la “prima volta” il 9 novembre 1847 alla presenza del re “Riformatore” in visita a Genova.
Approfondiremo prossimamente.
Le informazioni sono tratte da: Archivio Comune di Carcare, e libri:
- Fratelli d’Italia, Goffredo Mameli Genova nel 1847 a cura di Emilio Costa, Giulio Fraschini, Leo Morabito, Marco Sabateĺli Editore, Savona 1998; – Dono Nazionale Scelte Prose e Poesie in esultanza e gratitudine per le riforme accordate da S.M Carlo Alberto.
- Scritti editi ed inediti di Goffredo Mameli ordinati e pubblicati con proemio a cura di Anton Giulio Barrili, Genova società ligure di Storia Patria, 1902.
Sotto riporto il Canto come modificato e pubblicato sul Dono Nazionale
Canto Nazionale – Inno Nazionale
Messo in Musica dal maestro Novaro
Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa
Dov’è la vittoria?
Le porga la chioma,
Che schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte,
Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam un popolo,
Perché siam divisi:
raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme;
Di fonderci insieme
Già lora sonò
Stringiamci ec.
Uniamoci, uniamoci;
L’unione e l’amore
rivelano ai popoli
Le le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo;
Uniti, per Dio,
chi vincer si può?
Stringiamci ec
Dall’alpe a Sicilia,
dovunque è Legnano,
ogni uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano;
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri sonò.
Stringiamci ec.
Evviva l’Italia
Dal sonno s è desta
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la vittoria? …
Le porga la chioma,
Che schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci, ec.
G.M.
Sotto il testo originale manoscritto del Canto degli Italiani portato a Torino prima di essere musicato da Novaro, foto tratta dal libro di cui sopra Curato da Barrili, foglio in A3 piegato in quattro ed incollato a pag. 155.
