Lo sci sulle Langhe, nel novecento.
Prima parte
La conoscenza degli ski sulle montagne italiane è iniziata a fine ottocento, i primi erano stati importati dalla Finlandia, per spostarsi sulla neve non più solo su rudimentali racchette o ciaspe.Tra gli italiani la tecnica sciistica si è sviluppata e perfezionata quando sulle alte quote innevate è stata combattuta tra il 1915 ed il 1918 la “guerra bianca”. Molti alpini e non solo sono stati addestrati a muoversi sugli ski nelle condizioni più estreme portando armi, feriti ed altro sullo Stelvio, l’Adamello, il Tonale, la Marmolada, ecc.Finita la guerra i superstiti, anche non residenti nei luoghi di montagna dove gli ski non erano conosciuti, furono i primi skiatori appassionati, si dotarono di quei due pezzi di legno modellato in attesa di raggiungere la neve dove cadeva abbondante.Il fascismo con la legge di proibizione delle parole estere e delle lettere non italiane: k, j, y, w ed x, tradusse ski in sci, ricordo che (forse) l’unico che ha continuato a dire: ski e skiare fino alla sua fine è stato, nel suo stile, Gianni Agnelli, noto per gli infortuni sugli ski.Il fascismo incentivò l’attività ludico sportiva sugli sci, anche con finalità militari, ma ufficialmente per “sano esercizio fisico svolto in ambiente puro e vivificante”. Nacquero le prime stazioni sciistiche in alta montagna e nel tempo essendo aumentati gli utenti dove passava la ferrovia fu programmato l’avvicinamento ai campi da sci istituendo i treni speciali della neve. Nacque così per gli appassionati della Liguria la notorietà dei campi da sci alla quota più bassa al mondo, tra i 580 e 600 metri di Sale Langhe, CN, non lo dico perché ci sono nato ma è proprio stato così.Ne parlerò presto nella seconda parte.