di Luigi Bertino
15.03.2024


Oggi ricorrono 57 anni dal giorno del congedo, della mia batteria purtroppo ero dei pochissimi che non avevo da scontare giorni di punizione di rigore e un pò mi dispiaceva lasciare gli amici, di promettemmo di incontrarci da borghesi, avevo preparato gli elenchi ed i recapiti di tutti.
Sulla lunga penna nera da congedante ho scritto: “all’alba un pensiero al tramonto un ricordo”!
All’inizio è vero era un pensiero o anche preoccupazione con quella destinazione, radio scarpa ricordava in zona allora con servizi di ordine pubblico in Alto Adige nonché al confine orientale con i paesi del patto di Varsavia o cortina di ferro.
La fine del servizio mi lasciò molti ricordi ed amicizie forti maturate nei 12 mesi a condividere fatiche e momenti belli, è stata vera fratellanza. Purtroppo il giorno del congedo mi ha riservato partenza triste , partii con l’angoscia per la soluzione di un episodio che ogni giorno dava sempre meno speranze anzi temevamo la certezza di un dramma, da allora sulla tesa del cappello porto una stelletta, né scriverò.
Partiti con gli altri del primo 66 con i vestiti borghesi a bordo dei camion trasbordammo a Carnia sulla tradotta che lungo il viaggio aggiunse altri vagoni, poi a Milano presi il treno in direzione casa, un viaggio lungo e pensieroso, A casa mi attendeva un lavoro di rappresentanza per una importante ditta entro fine mese, avevo fatto i colloqui a novembre.
La domenica 19 con la compagnia dovevo andare in montagna a sciare ma nella notte mi sono sentito poco bene, alla domenica sono diventato giallo, il medico curante diagnosticò l’itterizia, era il 1967 i medici erano sempre reperibili, allora risultavo commerciante e non c’era ancora la mutua per quella categoria, venni curato a casa, le analisi confermarono allora itterizia di origine alimentare, oltre alle iniezioni ed alle cure con quarantena, trovai lavoro da un’altra società vivevo quasi ogni giorno fuori casa mangiando in buoni ristoranti diventai famoso per il menù personale: pasta condita con olio e carne o pesce cotti a vapore, contorno patate, carote e cipolle lessate bevevo limonata e acqua naturale, vendevo anche caffè ma non l’ho consumato, sono guarito e mi sono rifatto dopo, anche troppo.
Lo stesso inconveniente per l’alimentazione in caserma successe a quasi tutti i commilitoni trattenuti a scontare le punizioni, furono ricoverati negli ospedali di Udine e Trieste e quel fatto riservò loro il beneficio di una modesta pensione di invalidità e la possibilità di assunzione in amministrazioni pubbliche, lo scoprii anni dopo alle prime rimpatriate. Io non potei chiedere i benefici di indennizzo in quanto curato a casa non era documentabile ed erano tuttavia superati i termini. In pratica ebbi un danno a non avere punizioni di rigore da scontare.
Veramente in agosto per salvare un mio superiore ripreso per supponenza da un comandante apicale ignaro della situazione in sopralluogo alla caserma era stata attribuita a me una responsabilità attribuita al mio capo e mi era starà data la CPR, 5 giorni, poi correttamente scalata sulla carta a Camera rigore semplice, anche di questo racconterò.
Grazie a chi ha avuto voglia di leggere.