Alpini- Pennenere La mia naja: 2, 1 anno a Tolmezzo

Ricordo di naja.
Ho trovato sul web una panoramica della caserma Cantore di Tolmezzo dove ho prestato il servizio militare dal 14 marzo 1966 al 15 marzo 1967.
Dopo il CAR a Bra sono stato assegnato al gruppo Artiglieria da montagna Pinerolo, 8^ batteria dislocata in Carnia.
Quanti ricordi ho dell’immenso complesso che era la settecentesca Villa Linussio, la villa veneta più a nord della Serenissima fatta costruire da Jacopo Linussio che insediò all’interno delle mura il più importante opificio di tessitura d’Europa.
La storica villa, con fregi e affreschi ancora ben conservati nel 1966 era occupata dal Comando dell’11° reggimento Alpini di Arresto, chiamati “i talpini” perché addetti al presidio delle opere di difesa, scavate sul confine Carnico, durante il periodo della guerra fredda. Nella caserma eravamo anche noi del Gruppo Pinerolo, della Taurinense, aggregato alla Julia con reparto Comando e le due batterie obici settima e ottava, la nona con i mortai era a Paularo. Inoltre vi erano una batteria mortai del gruppo Belluno e l’intero gruppo Udine. Oltre a circa 1500 tra alpini ed artiglieri da montagna c’erano anche quasi 500 muli.
Io per quasi tutto il periodo di permanenza sono stato anche addetto alla fureria dove la presenza era necessaria specialmente la notte per cui ci dormivo per poter fare intervenire il veterinario dall’esterno qualora ci fosse necessità impellente per qualche mulo. Dalle scuderie il capoposto con il telefono a manovella si collegava al centralino e da lì, inserito lo spinotto rispondevo con la cornetta, poi utilizzando l’unico apparecchio telefonico della batteria collegato con l’esterno chiamavo il veterinario. Gli interventi sono stati rarissimi. Ho raccontato questo del telefono perché dopo pochi giorni che ero arrivato il comandante mi chiese di andare in servizio in fureria precisando che avrei continuato a fare il servizio in batteria con l’incarico attribuitomi di capopezzo di cui dovevo imparare tutto iniziando da servente. Fino ad allora non sapevo neppure come era fatto un obice, dovevo conoscerlo in ogni suo pezzo e studiare i calcoli di puntamento ecc.
Siamo sempre stati in forza minima, carenza numerica di soldati e graduati presenti di oltre meno15%, le lontani località carniche:Tolmezzo, Paluzza e Paularo non erano ambite dai soldato del nordovest. Dovevo fare tutto compreso quasi tutte le esercitazioni e marce, avevo chiesto io di andare negli alpini e questo non mi pesava, ero esentato dalle abbeverate e dai brusca e striglia dei quadrupedi così dai servizi di guardia, quel tempo lo dedicavo all’amministrazione della batteria non essendoci un sottufficiale contabile, dovevo anche imparare la gestione in poco tempo tutto in quanto il mio anziano stava per andare in congedo e non c’era nessun altro. Nella batteria i militari di carriera erano solo il giovane tenente comandante ed il maresciallo maniscalco, prossimo alla pensione, che ho visto quasi solamente in scuderia.
Per seconda cosa mi ordinò perentoriamente di non usare il telefono per motivi personali nè di dare il numero a nessuno, il perché, lo capii pochi giorni dopo. Nel locale unico c’era oltre la fureria l’ufficio del Comandante della batteria e una scrivania raramente occupata dal vicecomandante, il sottotenente AUC di turno, le due finestre erano aperte di rimpetto ai finestroni della fabbrica di sci Lamborghini separata da una roggia che correva tra i confini. In quella fabbrica lavoravano molte ragazze e “radioscarpa” ricordava che il comandante, tempo prima, aveva intercettato una telefonata “borghese” arrivata dalla fabbrica per un furiete. Era possibile a volte con le finestre aperte fare qualche battuta con quelle ragazze nella loro pausa pranzo.
Non voglio qui dilungarmi, ma quella del corvo la racconto. Ai campi estivi durante le esercitazioni di tiro il “Ghisla”, degno dei racconti di Mauro Corona con altri conducenti fu mandato allo sgombero poligono sui pascoli oltre i monti dove arrivavano i proietti, in quell’occasione catturò un corvo che in pochi giorni ammaestrò, non rivelo come lo portò in caserma e ancor meno dove lo teneva nascosto, tuttavia divenne un’attrazione per attirare quelle ragazze ai davanzali durante la pausa pranzo. Il corvo andava e tornava a comando del’ Ghisla e avrebbe potuto fare il corvo viaggiatore per i messaggi privati di Cupido, in modo più romantico del telefono, poi il Ghisla con il corvo andò in congedo. Ritornando alla vita in fureria ricordo che il comandante si è accorto che fumavo infatti quando non c’era lui, ma vivendo io lì dentro capitava che di sera o di notte, qualche sigaretta la accendevo. Il comandante dopo avermi rimproverato una prima volta, un mattino arrivò presto più incazzaro del solito, spalancò le finestre per l’odore di fumo che sentiva solo lui intenso e minacciò di sospendermi i rari permessi serali, terminata la filippica partì per un servizio esterno. Quel mattino mi incazzai anch’io ma con me stesso, buttai le sigarette, e mi sono detto per fare una vita così … meglio qualche permesso serale, provo a smettere di fumarmi la decade e non solo. Dopo qualche giorno avevo dimenticato le sigarette ed ho capito che fino ad allora non avevo fumato con gusto ma solo bruciato del tabacco e ammetto che quel tenente brusco, poco amato, con quella minaccia mi ha fatto un regalo.
Ho trovato una foto che mi ha ricordato il personaggio più singolare di quella caserma, penso ricordato da chi è passato di li: il maresciallo “Pellicola”, così chiamato perché aveva sempre la macchina fotografica a portata di mano. Per noi artiglieri “panze longhe” era un “talpino” quindi di misure adatte alla sua specialità ulteriormente diminuite per l’età, si occupava del minuto mantenimento della caserma e della squadra di servizio coorvè. Quando passava uno nei pressi del suo laboratorio-ufficio si appalesava come un folletto e ti sparava una fotografia “da mandare a casa o alla morosa”, la sviluppava e poi la ritiravi con 50 lire, un terzo di una giornata di decade o il corrispettivo di due caffè, per la qualità della foto che potete vedere era esoso oltre che rompiballe. A me ne ha piazzata una sola il secondo giorno che ero lassù. Forse l’unico giorno che abbiamo notato era senza macchina fotografica perché portava la sciabola d’ordinanza fu quando il presidente Saragat e molti altri ospiti vennero a pranzare nella caserma.
La caserma Cantore ora è vuota da qualche anno, nel settembre 2012, prima di essere chiiusa, grazie al permesso del Comando Terzo reggimento Artiglieria da montagna che ancora la occupava, con un gruppo di amici del Pinerolo abbiamo potuto rivisitarla all’interno, una grande emozione.
Il terzo è stato trasferito a Udine nel 2014 per motivi logistici. Il ministero della Difesa l’ha posta in vendita o disponibile per enti pubblici. Ci sono ripassato davanti quasi quattro anni fa, il complesso era abbandonato in attesa di programmi e progetti di riqualificazione con destinazione a usi culturali, abitativi e produttivi, chi vivrà, vedrà.

Qualcos’altro sulla naja per voi commilitoni, amici e per i nipoti in crescita: prossimamente.
Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere.